Mentre il
Parlamento sta faticosamente lavorando per approvare importanti riforme e il
governo tenta di dare le risposte che il paese si attende da ormai tanto (troppo)
tempo, sui social, nei bar, sui giornali di opposta padronanza (perché l’orchestra
suona sempre la musica che decide il direttore!) è un continuo blaterare sul
tempo che passa tra un annuncio e la concretizzazione delle proposte. Anch’io
non sono un’amante degli annunci a vuoto, della propaganda fine a se stessa, ma
sono però consapevole che la democrazia ha delle regole da rispettare perché
sia tale e compiuta. Il Parlamento non può essere ridotto a mero votificio delle
decisioni del governo.
Il mio desiderio
che i cittadini conoscano le regole della vita democratica, del percorso
istituzionale che le decisioni devono seguire per essere rispettose del dettato
costituzionale fa a cazzotti con la realtà.
Quando
mai i cittadini sono istruiti sul funzionamento delle istituzioni, sulle regole
che governano il sistema democratico?
C’era un
tempo in cui qualcosa la scuola faceva in questo senso, anche se poco, ma
almeno gettava un seme nelle coscienze dei futuri elettori.
Nel 1958
Aldo Moro ne fece materia curricolare, poi via via è scomparsa dai programmi
scolastici e di lei non se ne parla più fra i banchi di scuola. Nel 2008 il
Ministero dell’Istruzione ha lavorato ad un disegno di legge per assegnare un
monte annuale di 33 ore al suo insegnamento, ma non se n’è fatto nulla. Lei continua
a non essere spiegata nelle scuole, o meglio, non è una materia con un quadro
orario definito, ma qualcosa che dovrebbe attraversare diverse discipline
affidata alla sensibilità dei docenti delle materie umanistiche. L’insegnamento
della Carta Costituzionale, inserito nelle ore della materia che ai miei tempi
si chiamava Educazione Civica, è scomparso.
Il
presidente Giorgio Napolitano recentemente ha dichiarato: «È importante che la
Carta Costituzionale sia sistematicamente insegnata e analizzata nelle scuole
italiane, per offrire ai giovani un quadro di riferimento indispensabile per
costruire il loro futuro di cittadini, consapevoli dei propri diritti e dei
propri doveri».
Provocatoriamente
a volte mi sorprendo a pensare che non sarebbe sbagliato sottoporre ad un esame
preventivo gli elettori. Giusto per capire se sanno cosa stanno votando, i
compiti degli organismi che stanno eleggendo, le prerogative dei diversi organi
dello Stato. Il diritto al voto è un diritto importante ed ha un valore così
forte che non può essere banalizzato.
Chissà se
poi le persone che fanno discussioni su questi argomenti sui social, nei bar,
sui giornali di opposta padronanza (perché l’orchestra suona sempre la musica
che decide il direttore!) saranno più consapevoli.
Chi è
consapevole non subisce ma può affrontare e rielaborare. Consapevolezze
condivise rendono possibile un agire comune.