martedì 21 ottobre 2014

Sani principi

Incontro in questi giorni persone che parlano di politica, vivono di politica, criticano la politica, disprezzano la politica, chiedono più politica...il più delle volte sento persone parlare di cose che non conoscono, si fidano del sentito dire, non leggono, non approfondiscono, ho l'impressione che non sono in grado di avere una loro idea personale delle cose di cui parlano.
Poi ci sono persone competenti, che danno un contributo intelligente alla politica, che cercano di rendere migliore la società in cui viviamo e dedicano il loro tempo agli altri, anche facendo politica attivamente.
Alla fine mi persuado che ci sono persone che hanno dei principi ed altre che hanno solo dei fini.

venerdì 3 ottobre 2014

C'è democrazia senza i partiti?

Ora il PD, il partito cui sono orgogliosamente iscritto, è un partito di iscritti ed elettori.
Nel 2013 gli iscritti sono stati 539.354
Un dirigente locale del partito mi disse che Bersani ha perso le elezioni a segretario di partito anche perché, nonostante avesse puntato su una forma partito strutturata e radicata nei territori tramite i circoli, aveva perso 300.000 iscritti.
Se alla fine del 2014 i dati incompleti che si leggono in questi giorni sul tesseramento al PD segneranno effettivamente un precipizio allora che si dovrà dire di  Renzi segretario?
Se il PD diventerà un partito di soli elettori sarà ancora un partito? O si ridurrà ad uno spazio politico o, peggio, ad un comitato elettorale?
Un partito acquista credibilità e si radica se è visibile ovunque, sul territorio non solo in TV, e cammina sulle gambe dei suoi sostenitori. Di quelli che lo sono ogni giorno, perché hanno scelto di farsi la tessera.
Qualcuno pensa che i partiti debbano scomparire. Faccio loro una domanda con le parole di Marco Revelli: "C'è democrazia senza i partiti?".
Torno con la memoria al Congresso nazionale, quando hanno potuto votare per il segretario iscritti e non iscritti.
Un mio amico, che ha sempre votato alle primarie per l'individuazione del premier, mi ha detto: "questa volta non vengo a votare. Come posso decidere io, che non sono iscritto al partito, chi deve essere il tuo segretario?". Come dargli torto?

lunedì 29 settembre 2014

Al PD nonostante le divisioni: che il viaggio sia buono

Il dibattito nel Pd di questi giorni mi lascia l'amaro in bocca.
Troppe le contrapposizioni che perdono di vista la rotta, troppe le posizioni espresse da persone che quando parlano confermano la convinzione che la memoria nei politici è una qualità che difetta.
Per far valere le rispettive posizioni cambiano opinione sul medesimo argomento, dimentichi di cosa avevano detto, promesso, scritto, si erano impegnati a fare chiedendo il voto ai cittadini non molto tempo fa.
La delusione però non mi spinge all'abbandono della scena politica, nel mio piccolo.
Seppur apparentemente divisi, so che continuerò a trovare sulla mia strada, accanto a me - io un passo indietro per non sbagliare strada -  amici di avventura politica, che hanno condiviso con me e continuano a farlo, battaglie per buone idee. 
Per loro ed anche per me l'augurio che ho sentito cantare ai Modena City Ranblers in due canzoni:
"buon viaggio hermano querido...e buon cammino ovunque tu vada, forse un giorno potremo incontrarci di nuovo lungo la strada....ci troveremo ancora sai in qualche splendido giorno...che il viaggio sia buono...lo sarà".

lunedì 22 settembre 2014

Vecchia guardia e foglie di fico

“Carissime democratiche, carissimi democratici,  mentre volgono al termine le tante Feste dell'Unità svoltesi in tutta Italia, invio questa email innanzitutto per ringraziarvi dell'impegno sul territorio, della passione, della dedizione con cui state aiutando il PD in queste ore così delicate”.
Comincia così la lettera del segretario Matteo Renzi agli iscritti.
Io mi sono sentito chiamato in causa perché, dopo trent’anni, sono tornato a dare una mano ad una festa di partito, ed è stato bello, entusiasmante, appassionante, farlo con tante donne ed uomini che prestano il loro tempo per una convinzione politica.

Immagino che il segretario Renzi abbia inviato la lettera anche ai dirigenti nazionali ed agli esponenti del governo che hanno la tessera del PD. Sappiamo che quando ad una festa partecipa un ministro o un personaggio che ha visibilità nazionale la sua presenza attrae partecipanti alle feste in cui interviene, e una grande partecipazione aiuta chi lavora alle feste a pagare le spese e li gratifica per l’impegno profuso.
In provincia di Verona, quando c’era ancora il PCI, si facevano 70 feste ogni anno. Quest’anno le feste democratiche o dell’Unità  veronesi sono state 7. A parte una sola occasione (il ministro Orlando alla festa del 4° circolo) mi sembra che in nessuna delle altre feste ci sia stato un ministro.  Fatico a pensare che nessuno di loro avesse la possibilità di inserire una sua partecipazione ad almeno una di queste sei feste.

La lettera di Renzi agli iscritti tratta temi ben più importanti delle feste, e si chiude così:
“Noi siamo qui per cambiare l'Italia e non accetteremo mai di fare le foglie di fico alla vecchia guardia che a volte ritorna. O almeno ci prova … Chi può ci dia una mano … Abbiamo la grande occasione di cambiare il paese più bello del mondo: Aiutiamoci a farlo sul serio”.
Ed anche qui mi sento chiamato in causa.
Dedico tempo, energie, risorse alla passione per la politica da ormai 40 anni e non ho intenzione di smettere. Se avere più di 50 anni e fare politica per passione da molti anni fa di me un componente della vecchia guardia, caro Renzi, tieniti pure la tua foglia di fico ed usala per qualcun altro, magari per quelli che fino al giorno prima della tua elezione a segretario dicevano di pensarla diversamente da te e il giorno dopo sono corsi a far parte della tua schiera.
Se nei fatti invochi il ritorno del centralismo democratico, che non hai conosciuto sia per età sia per aver militato in gioventù in un partito che non praticava questa usanza, chi tra me e te fa parte della vecchia guardia?

sabato 6 settembre 2014

Contano i fatti

Sono i fatti che dimostrano la bontà delle parole.
I fatti non consentono giustificazioni, non ammettono possibilità di dire “sono stato frainteso”.
I fatti non possono essere come le mezze parole, non esitono i mezzi fatti.
I fatti convincono più delle parole.
Con le parole puoi ferire, umiliare, dirle tanto per dire.
Con le parole puoi anche convincere, ma chi ti crederà se alle parole non seguiranno i fatti?
Non basta inaugurare una fabbrica anziché andare ad un convegno di banchieri, occorre anche mostrare coi fatti a chi è davanti ai cancelli della sua fabbrica che sta chiudendo che c’è una luce anche per lui. Non con le parole, ma con i fatti.
Se si crede che occorra dare speranza a chi attende segnali per intravvedere una luce in fondo al tunnel della crisi, occorre avere quel po’ di umiltà che è richiesto alle persone con responsabilità pubbliche per essere credibili. Altrimenti si rischia di apparire presuntuosi.
“L’aspetto più grave della presunzione è che ci impedisce di migliorarci” (Tenzin Gyatso, il Dalai Lama). E per migliorare un paese occorre essere in grado di migliorare prima se stessi, non la propria posizione. 
Un insegnamento che un politico (come ogni uomo) dovrebbe tenere sempre a mente. 

mercoledì 3 settembre 2014

Sulle riforme

Mentre il Parlamento sta faticosamente lavorando per approvare importanti riforme e il governo tenta di dare le risposte che il paese si attende da ormai tanto (troppo) tempo, sui social, nei bar, sui giornali di opposta padronanza (perché l’orchestra suona sempre la musica che decide il direttore!) è un continuo blaterare sul tempo che passa tra un annuncio e la concretizzazione delle proposte. Anch’io non sono un’amante degli annunci a vuoto, della propaganda fine a se stessa, ma sono però consapevole che la democrazia ha delle regole da rispettare perché sia tale e compiuta. Il Parlamento non può essere ridotto a mero votificio delle decisioni del governo.
Il mio desiderio che i cittadini conoscano le regole della vita democratica, del percorso istituzionale che le decisioni devono seguire per essere rispettose del dettato costituzionale fa a cazzotti con la realtà.
Quando mai i cittadini sono istruiti sul funzionamento delle istituzioni, sulle regole che governano il sistema democratico?  
C’era un tempo in cui qualcosa la scuola faceva in questo senso, anche se poco, ma almeno gettava un seme nelle coscienze dei futuri elettori.
Nel 1958 Aldo Moro ne fece materia curricolare, poi via via è scomparsa dai programmi scolastici e di lei non se ne parla più fra i banchi di scuola. Nel 2008 il Ministero dell’Istruzione ha lavorato ad un disegno di legge per assegnare un monte annuale di 33 ore al suo insegnamento, ma non se n’è fatto nulla. Lei continua a non essere spiegata nelle scuole, o meglio, non è una materia con un quadro orario definito, ma qualcosa che dovrebbe attraversare diverse discipline affidata alla sensibilità dei docenti delle materie umanistiche. L’insegnamento della Carta Costituzionale, inserito nelle ore della materia che ai miei tempi si chiamava Educazione Civica, è scomparso.
Il presidente Giorgio Napolitano recentemente ha dichiarato: «È importante che la Carta Costituzionale sia sistematicamente insegnata e analizzata nelle scuole italiane, per offrire ai giovani un quadro di riferimento indispensabile per costruire il loro futuro di cittadini, consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri».
Provocatoriamente a volte mi sorprendo a pensare che non sarebbe sbagliato sottoporre ad un esame preventivo gli elettori. Giusto per capire se sanno cosa stanno votando, i compiti degli organismi che stanno eleggendo, le prerogative dei diversi organi dello Stato. Il diritto al voto è un diritto importante ed ha un valore così forte che non può essere banalizzato.
Chissà se poi le persone che fanno discussioni su questi argomenti sui social, nei bar, sui giornali di opposta padronanza (perché l’orchestra suona sempre la musica che decide il direttore!) saranno più consapevoli.
Chi è consapevole non subisce ma può affrontare e rielaborare. Consapevolezze condivise rendono possibile un agire comune.

martedì 2 settembre 2014

Le Province: l'illusione di poter diventare qualcos'altro

In questi giorni impazza tra gli addetti ai lavori il toto nomine per un ente che sulla carta è moribondo: la Provincia.  
In realtà la tanto decantata abolizione di questo ente intermedio tra comuni e regioni è di là da venire.
La sola cosa che accadrà tra circa un mese è che i consiglieri saranno ridotti a circa un terzo del numero preesistente alla riforma Del Rio, che saranno nominati/eletti da/tra consiglieri comunali che non avranno tutti lo stesso peso, perché il voto di ognuno di loro varrà in proporzione al numero di cittadini che rappresentano,  e che, in buona sostanza, le province continueranno a fare quello che facevano prima della riforma.
Questa operazione non consentirà grandi risparmi per la spesa pubblica. Il costo complessivo di tutte le Province incide sul bilancio statale solo per l'1,5%, ma non ci sarà più il costo delle indennità per il presidente ed i consiglieri, che percepiranno solo l’indennità che percepiscono nel comune dove sono stati eletti. Però l'apparato burocratico, con la relativa spesa per il personale, per le sedi, per i mutui contratti ed altro ancora, giustamente resterà intatto.
Siamo comunque fortunati: il sindaco che farà anche il presidente della provincia sarà sicuramente una specie di superman, perché avrà tempo e capacità così abbondanti da assicurare un buon servizio, così come i consiglieri comunali e/o gli assessori che faranno i consiglieri provinciali (visto che i permessi per svolgere questi compiti sono stati recentemente tagliati).
Forse sono io che ho elevate aspettative, dovrei accontentarmi di amministratori mediocri che fanno quel che possono col poco tempo loro concesso dalla normativa e, spero per loro, dal lavoro col quale campano.


Nonostante tutto questo ci sarà qualcuno, convinto di avere forze e capacità di fare tutto bene,  che penserà come il personaggio di un libro di Haruki Murakami  (La fine del mondo e il paese delle meraviglie) : “Un tempo, quando ero più giovane, mi ero illuso di poter diventare qualcos’altro”.

domenica 31 agosto 2014

Squillar di trombe per Bertinotti pentito

Come al solito i trombettieri della destra esultano alle parole di autocritica pronunciate da qualcuno schierato nel campo avverso. Oggi è la volta di Fausto Bertinotti che sembra aver rinnegato la storia della sua vita o, meglio, le scelte ideali che dice di aver seguito per anni rendendosi conto, par di capire solo ora che l’età avanza, di aver sbagliato.
Non sono mai stato un fan di Fausto. Non lo sono stato da iscritto alla CGIL, di cui il nostro è stato un dirigente nazionale,  che ora critica per aver fatto meno contratti negli ultimi 20 anni ed aver seguito la via della concertazione, dimenticando di essere ricordato come il dirigente sindacale che di contratti non ne ha mai firmato nemmeno uno.
Non lo sono stato quando, anziché accettare il Ministero del lavoro ha scelto il comodo scranno della Presidenza della Camera e con alcuni dei suoi ha fatto cadere il Governo Prodi, consegnando il paese al berlusconismo.
Non sono neppure un nostalgico di un tempo passato, con gli scontri ideologici che dividendo il mondo in due hanno permesso nel nostro paese il blocco dell’alternanza democratica.
Non ho nemmeno bisogno di fare autocritica.
Non mi pento di essere stato iscritto al PCI e di essere ora iscritto al PD, perché non ho mai accettato in modo acritico idee, proposte e decisioni dei dirigenti di partito e non ho intenzione di cominciare adesso.
Ma non posso accettare lezioni da quanti fanno squillare le loro trombe per annunciare che un altro uomo di sinistra è pentito mentre loro non si sono mai dichiarati pentiti di avere nostalgie fasciste.

venerdì 29 agosto 2014

Acqua gelata

Favorevoli, contrari, mugugnanti, comunque presenti su stampa e social.  Lo fanno per apparire? Lo fanno per dare una mano convinti? Intanto si fanno riprendere mentre si gettano addosso secchiate di acqua gelata, mostrano assegni,  scrivono anatemi, prendono le distanze. Se tutto ciò andrà a favore dei malati di SLA, buono tutto, perché quel  che più importa è che almeno se ne parli. Ma penso sarebbe opportuno che coloro che hanno responsabilità sull’impiego del denaro pubblico, sia di quanti decidono sulla spesa sanitaria o di quanti dovrebbero destinare concretamente fondi (non risibili) alla ricerca, si astenessero dall’apparire e passassero dalle immagini (pardon, parole) ai fatti concreti.  Intanto potrebbe essere utile che tutti gli internauti facessero una visitina al sito www.aisla.it  o guardare questo video http://youmedia.fanpage.it/video/aa/U_xoK-SwHTKhlALg ... si sa mai che si impari qualcosa e si trovi lo slancio per dare una mano.

giovedì 28 agosto 2014

Democrazia e lealtà

L’enciclopedia Treccani definisce la democrazìa s. f. [dal gr. δημοκρατα, comp. di δμος «popolo» e -κρατα «-crazia»],  con riferimento alla politica, come :
1. Forma di governo in cui il potere risiede nel popolo, che esercita la sua sovranità attraverso istituti politici diversi; in particolare, forma di governo che si basa sulla sovranità popolare esercitata per mezzo di rappresentanze elettive, e che garantisce a ogni cittadino la partecipazione, su base di uguaglianza, all’esercizio del potere pubblico
2. La dottrina stessa, come concezione politico-sociale e come ideale etico, che si fonda sul principio della sovranità popolare, sulla garanzia della libertà e dell’uguaglianza di tutti i cittadini; anche l’applicazione pratica di tale dottrina, e l’insieme delle forze politiche che la sostengono.

L’esercizio della democrazia prevede però che quanti decidono di assumere la responsabilità di incarnare questo nobile concetto, assolvano il compito con lealtà verso coloro che vogliono rappresentare.  Lealtà è parola che deriva dal latino legalitas. Indica una componente del carattere per cui una persona sceglie di obbedire a valori di correttezza e sincerità anche in situazioni difficili, comportandosi seguendo un codice prestabilito. Si può intendere per lealtà il grado di coerenza tra un comportamento nella pratica e gli impegni che una persona ha assunto. La lealtà sembra attualmente una virtù personale antiquata e in declino, quali altre come la prudenza, il buon senso e la correttezza, soprattutto in politica.  Non tocca certo a chi vota pretendere dagli eletti un comportamento leale, ma ogni tanto ricordarglielo potrebbe essere un buon servizio, per noi che votiamo e per loro che sono eletti.

Dare speranza ai giovani?

A Norberto Bobbio in una intervista hanno chiesto: "In che cosa spera professore?" Gli ha risposto "Non ho nessuna speranza. In quanto laico, vivo in un mondo cui è sconosciuta la dimensione della speranza. Preciso che la speranza è una virtù teologica. Quando Kant afferma che uno dei tre grandi problemi della filosofia è "che cosa debbo sperare", si riferisce con questa domanda al problema religioso. Le virtù del laico sono altre: il rigore critico, il dubbio metodico, la moderazione, il non prevaricare, la tolleranza, il rispetto delle idee altrui, virtù mondane e civili". Allora ai giovani più che la speranza penso serva credere di più nei loro mezzi e nella loro capacità di cambiare le cose, impegnandosi in prima fila nelle battaglie per ottenere i loro diritti, senza delegare ad altri questo compito, mettendoci la faccia ed impegnandosi, perché no, anche in politica, non per avere dei posti ma per contribuire al cambiamento. Diversamente faranno parte anche loro di quanti passano la vita a lamentarsi aspettando che altri facciano qualcosa per loro. E siccome so che la maggior parte dei giovani del nostro Paese sono in gamba ho fiducia in loro e sono sicuro che le cose cambieranno...anche per loro, ma con loro.

Perché questo nome al blog

Il toro Ferdinando è un personaggio di fantasia, protagonista di un racconto per bambini del 1935 di Munro Leaf. Ferdinando è un toro particolare, gentile e rispettoso, preferisce trascorrere il proprio tempo sotto una quercia annusando fiori piuttosto che partecipare alla corrida. Un po' come vorrei fare io, ma in realtà non ci riesco non perché in fondo non lo voglia, ma perché ritengo che tutti dovremmo impegnarci civilmente per dare il nostro contributo alla società in cui viviamo, non solo lavorando o studiando, ma prendendo parte alla vita civile partecipando ad associazioni di volontariato, con l'impegno politico, nel sindacato. Non dimenticando mai, però, che è salutare ritagliarci degli spazi per stare anche un po' con noi stessi.