domenica 31 agosto 2014

Squillar di trombe per Bertinotti pentito

Come al solito i trombettieri della destra esultano alle parole di autocritica pronunciate da qualcuno schierato nel campo avverso. Oggi è la volta di Fausto Bertinotti che sembra aver rinnegato la storia della sua vita o, meglio, le scelte ideali che dice di aver seguito per anni rendendosi conto, par di capire solo ora che l’età avanza, di aver sbagliato.
Non sono mai stato un fan di Fausto. Non lo sono stato da iscritto alla CGIL, di cui il nostro è stato un dirigente nazionale,  che ora critica per aver fatto meno contratti negli ultimi 20 anni ed aver seguito la via della concertazione, dimenticando di essere ricordato come il dirigente sindacale che di contratti non ne ha mai firmato nemmeno uno.
Non lo sono stato quando, anziché accettare il Ministero del lavoro ha scelto il comodo scranno della Presidenza della Camera e con alcuni dei suoi ha fatto cadere il Governo Prodi, consegnando il paese al berlusconismo.
Non sono neppure un nostalgico di un tempo passato, con gli scontri ideologici che dividendo il mondo in due hanno permesso nel nostro paese il blocco dell’alternanza democratica.
Non ho nemmeno bisogno di fare autocritica.
Non mi pento di essere stato iscritto al PCI e di essere ora iscritto al PD, perché non ho mai accettato in modo acritico idee, proposte e decisioni dei dirigenti di partito e non ho intenzione di cominciare adesso.
Ma non posso accettare lezioni da quanti fanno squillare le loro trombe per annunciare che un altro uomo di sinistra è pentito mentre loro non si sono mai dichiarati pentiti di avere nostalgie fasciste.

venerdì 29 agosto 2014

Acqua gelata

Favorevoli, contrari, mugugnanti, comunque presenti su stampa e social.  Lo fanno per apparire? Lo fanno per dare una mano convinti? Intanto si fanno riprendere mentre si gettano addosso secchiate di acqua gelata, mostrano assegni,  scrivono anatemi, prendono le distanze. Se tutto ciò andrà a favore dei malati di SLA, buono tutto, perché quel  che più importa è che almeno se ne parli. Ma penso sarebbe opportuno che coloro che hanno responsabilità sull’impiego del denaro pubblico, sia di quanti decidono sulla spesa sanitaria o di quanti dovrebbero destinare concretamente fondi (non risibili) alla ricerca, si astenessero dall’apparire e passassero dalle immagini (pardon, parole) ai fatti concreti.  Intanto potrebbe essere utile che tutti gli internauti facessero una visitina al sito www.aisla.it  o guardare questo video http://youmedia.fanpage.it/video/aa/U_xoK-SwHTKhlALg ... si sa mai che si impari qualcosa e si trovi lo slancio per dare una mano.

giovedì 28 agosto 2014

Democrazia e lealtà

L’enciclopedia Treccani definisce la democrazìa s. f. [dal gr. δημοκρατα, comp. di δμος «popolo» e -κρατα «-crazia»],  con riferimento alla politica, come :
1. Forma di governo in cui il potere risiede nel popolo, che esercita la sua sovranità attraverso istituti politici diversi; in particolare, forma di governo che si basa sulla sovranità popolare esercitata per mezzo di rappresentanze elettive, e che garantisce a ogni cittadino la partecipazione, su base di uguaglianza, all’esercizio del potere pubblico
2. La dottrina stessa, come concezione politico-sociale e come ideale etico, che si fonda sul principio della sovranità popolare, sulla garanzia della libertà e dell’uguaglianza di tutti i cittadini; anche l’applicazione pratica di tale dottrina, e l’insieme delle forze politiche che la sostengono.

L’esercizio della democrazia prevede però che quanti decidono di assumere la responsabilità di incarnare questo nobile concetto, assolvano il compito con lealtà verso coloro che vogliono rappresentare.  Lealtà è parola che deriva dal latino legalitas. Indica una componente del carattere per cui una persona sceglie di obbedire a valori di correttezza e sincerità anche in situazioni difficili, comportandosi seguendo un codice prestabilito. Si può intendere per lealtà il grado di coerenza tra un comportamento nella pratica e gli impegni che una persona ha assunto. La lealtà sembra attualmente una virtù personale antiquata e in declino, quali altre come la prudenza, il buon senso e la correttezza, soprattutto in politica.  Non tocca certo a chi vota pretendere dagli eletti un comportamento leale, ma ogni tanto ricordarglielo potrebbe essere un buon servizio, per noi che votiamo e per loro che sono eletti.

Dare speranza ai giovani?

A Norberto Bobbio in una intervista hanno chiesto: "In che cosa spera professore?" Gli ha risposto "Non ho nessuna speranza. In quanto laico, vivo in un mondo cui è sconosciuta la dimensione della speranza. Preciso che la speranza è una virtù teologica. Quando Kant afferma che uno dei tre grandi problemi della filosofia è "che cosa debbo sperare", si riferisce con questa domanda al problema religioso. Le virtù del laico sono altre: il rigore critico, il dubbio metodico, la moderazione, il non prevaricare, la tolleranza, il rispetto delle idee altrui, virtù mondane e civili". Allora ai giovani più che la speranza penso serva credere di più nei loro mezzi e nella loro capacità di cambiare le cose, impegnandosi in prima fila nelle battaglie per ottenere i loro diritti, senza delegare ad altri questo compito, mettendoci la faccia ed impegnandosi, perché no, anche in politica, non per avere dei posti ma per contribuire al cambiamento. Diversamente faranno parte anche loro di quanti passano la vita a lamentarsi aspettando che altri facciano qualcosa per loro. E siccome so che la maggior parte dei giovani del nostro Paese sono in gamba ho fiducia in loro e sono sicuro che le cose cambieranno...anche per loro, ma con loro.

Perché questo nome al blog

Il toro Ferdinando è un personaggio di fantasia, protagonista di un racconto per bambini del 1935 di Munro Leaf. Ferdinando è un toro particolare, gentile e rispettoso, preferisce trascorrere il proprio tempo sotto una quercia annusando fiori piuttosto che partecipare alla corrida. Un po' come vorrei fare io, ma in realtà non ci riesco non perché in fondo non lo voglia, ma perché ritengo che tutti dovremmo impegnarci civilmente per dare il nostro contributo alla società in cui viviamo, non solo lavorando o studiando, ma prendendo parte alla vita civile partecipando ad associazioni di volontariato, con l'impegno politico, nel sindacato. Non dimenticando mai, però, che è salutare ritagliarci degli spazi per stare anche un po' con noi stessi.