In questi giorni impazza tra gli addetti ai lavori
il toto nomine per un ente che sulla carta è moribondo: la Provincia.
In realtà la tanto decantata abolizione di
questo ente intermedio tra comuni e regioni è di là da venire.
La sola cosa che accadrà tra circa un mese è che i
consiglieri saranno ridotti a circa un terzo del numero preesistente alla
riforma Del Rio, che saranno nominati/eletti da/tra consiglieri comunali che
non avranno tutti lo stesso peso, perché il voto di ognuno di loro varrà in proporzione
al numero di cittadini che rappresentano, e che, in buona sostanza, le province
continueranno a fare quello che facevano prima della riforma.
Questa operazione non consentirà grandi risparmi
per la spesa pubblica. Il costo complessivo di tutte le Province incide sul
bilancio statale solo per l'1,5%, ma non ci sarà più il costo delle indennità
per il presidente ed i consiglieri, che percepiranno solo l’indennità che
percepiscono nel comune dove sono stati eletti. Però l'apparato burocratico,
con la relativa spesa per il personale, per le sedi, per i mutui contratti ed
altro ancora, giustamente resterà intatto.
Siamo comunque
fortunati: il sindaco che farà anche il presidente della provincia sarà
sicuramente una specie di superman, perché avrà tempo e capacità così
abbondanti da assicurare un buon servizio, così come i consiglieri comunali e/o
gli assessori che faranno i consiglieri provinciali (visto che i permessi per
svolgere questi compiti sono stati recentemente tagliati).
Forse sono io
che ho elevate aspettative, dovrei accontentarmi di amministratori mediocri che
fanno quel che possono col poco tempo loro concesso dalla normativa e, spero
per loro, dal lavoro col quale campano.
Nonostante tutto questo ci sarà qualcuno,
convinto di avere forze e capacità di fare tutto bene, che penserà come il personaggio di un libro di
Haruki Murakami (La fine del
mondo e il paese delle meraviglie) : “Un tempo, quando ero più
giovane, mi ero illuso di poter diventare qualcos’altro”.
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