mercoledì 3 settembre 2014

Sulle riforme

Mentre il Parlamento sta faticosamente lavorando per approvare importanti riforme e il governo tenta di dare le risposte che il paese si attende da ormai tanto (troppo) tempo, sui social, nei bar, sui giornali di opposta padronanza (perché l’orchestra suona sempre la musica che decide il direttore!) è un continuo blaterare sul tempo che passa tra un annuncio e la concretizzazione delle proposte. Anch’io non sono un’amante degli annunci a vuoto, della propaganda fine a se stessa, ma sono però consapevole che la democrazia ha delle regole da rispettare perché sia tale e compiuta. Il Parlamento non può essere ridotto a mero votificio delle decisioni del governo.
Il mio desiderio che i cittadini conoscano le regole della vita democratica, del percorso istituzionale che le decisioni devono seguire per essere rispettose del dettato costituzionale fa a cazzotti con la realtà.
Quando mai i cittadini sono istruiti sul funzionamento delle istituzioni, sulle regole che governano il sistema democratico?  
C’era un tempo in cui qualcosa la scuola faceva in questo senso, anche se poco, ma almeno gettava un seme nelle coscienze dei futuri elettori.
Nel 1958 Aldo Moro ne fece materia curricolare, poi via via è scomparsa dai programmi scolastici e di lei non se ne parla più fra i banchi di scuola. Nel 2008 il Ministero dell’Istruzione ha lavorato ad un disegno di legge per assegnare un monte annuale di 33 ore al suo insegnamento, ma non se n’è fatto nulla. Lei continua a non essere spiegata nelle scuole, o meglio, non è una materia con un quadro orario definito, ma qualcosa che dovrebbe attraversare diverse discipline affidata alla sensibilità dei docenti delle materie umanistiche. L’insegnamento della Carta Costituzionale, inserito nelle ore della materia che ai miei tempi si chiamava Educazione Civica, è scomparso.
Il presidente Giorgio Napolitano recentemente ha dichiarato: «È importante che la Carta Costituzionale sia sistematicamente insegnata e analizzata nelle scuole italiane, per offrire ai giovani un quadro di riferimento indispensabile per costruire il loro futuro di cittadini, consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri».
Provocatoriamente a volte mi sorprendo a pensare che non sarebbe sbagliato sottoporre ad un esame preventivo gli elettori. Giusto per capire se sanno cosa stanno votando, i compiti degli organismi che stanno eleggendo, le prerogative dei diversi organi dello Stato. Il diritto al voto è un diritto importante ed ha un valore così forte che non può essere banalizzato.
Chissà se poi le persone che fanno discussioni su questi argomenti sui social, nei bar, sui giornali di opposta padronanza (perché l’orchestra suona sempre la musica che decide il direttore!) saranno più consapevoli.
Chi è consapevole non subisce ma può affrontare e rielaborare. Consapevolezze condivise rendono possibile un agire comune.

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