Sono i fatti che dimostrano la bontà delle parole.
I fatti non consentono giustificazioni, non ammettono possibilità di dire “sono
stato frainteso”.
I fatti non possono essere come le
mezze parole, non esitono i mezzi fatti.
I fatti convincono più delle parole.
Con le parole puoi ferire, umiliare, dirle tanto per dire.
Con le parole puoi anche convincere, ma chi ti crederà se alle parole non
seguiranno i fatti?
Non basta inaugurare una fabbrica anziché andare ad un convegno di
banchieri, occorre anche mostrare coi fatti a chi è davanti ai cancelli della
sua fabbrica che sta chiudendo che c’è una luce anche per lui. Non con le
parole, ma con i fatti.
Se si crede che occorra dare speranza a chi attende segnali per
intravvedere una luce in fondo al tunnel della crisi, occorre avere quel po’ di
umiltà che è richiesto alle persone con responsabilità pubbliche per essere
credibili. Altrimenti si rischia di apparire presuntuosi.
“L’aspetto più grave della presunzione è che ci impedisce di migliorarci” (Tenzin Gyatso, il Dalai Lama). E per migliorare un paese occorre essere in grado di migliorare prima se stessi, non la propria posizione.
Un insegnamento che un politico (come ogni uomo) dovrebbe tenere sempre a
mente.
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